2 notti a Parigi

Ho deciso che ogni anno trascorrerò un fine settimana a Parigi: credo faccia bene al cuore e che riempia lo spirito di bellezza.

Diciamocelo: Parigi è una città enorme e fastidiosamente turistica e i parigini guardano tutti dall’alto in basso (ammesso e non concesso che si prendano la briga di rivolgerci uno sguardo…), ma è così tremendamente intrigante che è difficile non subirne il fascino.

Notre Dame de Paris

Notre Dame de Paris © Sg

Ogni volta che vado a Parigi mi piace soggiornare in un hotel in una zona piuttosto centrale (Marais, Saint Germain des-prés, Quartier Latin, etc…), ma quest’anno ho deciso di cambiare prediligendo una zona più “autentica”.

Per l’occasione ho affittato una casa utilizzando il servizio Airbnb: dopo giorni di monitoraggio aggressivo del sito, ho trovato un appartamento adorabile nell’altrettanto delizioso quartiere di SoPi, ai più conosciuto come South Pigalle. Si tratta del nuovo ritrovo degli hipster parigini, una zona vibrante brulicante di negozietti, cafè, boulangerie e locali che pare sia uno dei quartieri più in ascesa della metropoli (tanto che il Guardian ha scritto un articolo a proposito).

Théâtre Trianon a Montmartre, Parigi

Théâtre Trianon a Montmartre, Parigi © Sg

Se dovessi riassumere le attività del mio weekend userei solo due parole: cibo e passeggiate.

Troppo spesso mi faccio prendere dalla frenesia di dover visitare tutti i musei e monumenti di una città per mettere un flag nella lista “luoghi d’interesse che mi sono prefissata di vedere”. Quanto è liberatorio non avere una meta precisa e lasciarsi guidare dolcemente e casualmente dalla città stessa? Così ho fatto in questa mini-vacanza ed è stato interessante e rigenerante (e probabilmente ho vissuto Parigi in maniera più profonda durante questo weekend che tutte le precedenti volte).

Ho camminato, ho fatto fotografie, mi sono persa, sono entrata in decine di botteghe incantevoli che vendono gli oggetti più disparati, non ho visitato nemmeno un museo e non ho visto la Tour Eiffel se non da lontano. E tra una passeggiata e l’altra mi sono concessa colazioni, dolcetti, pranzi, merende e cene (le energie non sono mai abbastanza!).

La cena del cuore è stata da Benoit, l’unico bistrot parigino ad aver conquistato l’agognata stella Michelin: è ristorante con un’atmosfera un po’ di casa e un po’ retro (ci sono diversi ambienti con legno, piastrelle e velluto), che combina la tradizione culinaria francese con la direzione di Sua Maestà Alain Ducasse, uno dei più famosi e grandi cuochi di sempre.

Escargots chez Benoit, Parigi

Escargots chez Benoit, Parigi © Sg

Per rendere omaggio come si deve alla cucina tradizionale francese sono partita con escargots con burro all’aglio ed erbe e ho continuato con uno splendido “poule au pot Henry IV”, che ho scoperto essere un pollo che viene fatto bollire in un brodo di verdure (detta così sembra facile da cucinare, ma scommetto che è impossibile farlo in maniera dignitosa senza i segreti di Monsieur Ducasse o di una nonna francese). Il tutto accompagnato da uno splendido vino rosso (francese, ça va sans dire).

Credo di poter affermare senza esitazioni che Parigi, comunque e con chiunque si decida di viverla,  abbia sempre qualcosa da dare e da dire!

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